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Barbara Sukowa è Hannah Arendt
SPECIALI 30/01/2014

Margarethe Von Trotta ripercorre la vita pubblica e privata della filosofa ebrea de “La banalità del male”


In occasione del “giorno della memoria”, istituito nel 2001 in ricordo delle vittime della Shoah e del nazifascismo, per non dimenticare l'abbattimento dei cancelli di Auschwitz e la fine delle leggi razziali, è stato proiettato, in più di cento sale italiane,“Hannah Arendt”, l'ultimo film di Margarethe Von Trotta, una storia toccante sulla filosofa ebrea (tedesca naturalizzata americana) che, nel 1961, partecipò al processo del nazista Adolf Eichmann, per poi raccontarlo in un libro, “La banalità del male”, uscito nel 1963 generando non poche polemiche.
Nel film, in cui viene messo in scena proprio il percorso –lungo quasi due anni– in cui prende forma quello che è stato considerato un capolavoro editoriale sulla “genesi del male”, la regista Margarethe Von Trotta decide di focalizzarsi sulla storia privata e pubblica della Arendt.
Hannah, interpretata da una fantastica Barbara Sukowa, è una brillante studentessa di filosofia a cui il regime nazista vieta di diventare insegnante a causa del suo “essere ebrea”. Per questa ragione, come molti dei suoi connazionali, la donna è costretta a emigrare oltreoceano, negli Stati Uniti, da dove potrà seguire la tragica evoluzione del regime hitleriano.

Quello tra il cinema e il tema della Shoah è sempre stato un rapporto contorto, dibattutto, e a lungo studiato. Nel nostro paese, come altrove, la memoria ha percorso diverse strade: dopo una prima fase di rimozione a partire dalla fine della guerra è seguita un'anamnesi collettiva che ha preso avvio negli anni '60 e che si fa simbolicamente coincidere proprio con il clamore dato al processo Eichmann.
Sono tanti i film che, attraverso storie reali o racconti di finzione, hanno narrato l'Olocausto, per non dimenticare, per tenere viva la memoria di chi, per età o formazione, non può conoscerlo a fondo, e per tramandare un periodo storico che ha segnato il mondo intero: da “Il grande dittatore” (1940) a “Il diario di Anna Frank”, da “La scelta di Sophie” (1982) a “Schindler's list” (1993), da “La vita è bella” (1997) a “Il pianista” (2002), senza tralasciare i racconti meno studiati come quelli degli anni '70, che mescolano erotismo e nazismo.


scritto da Eleonora Tesconi